Diverse per valori, obiettivi, linguaggi, sensibilità, tanto da essere potenzialmente un ostacolo alla produttività, all’efficienza, in una parola, al successo. I millennial si fanno largo e ben presto faranno il loro ingresso nel mondo del lavoro i Nativi Digitali, ampliando ulteriormente il gap generazionale. Insomma, gli over 50 rischiano di sentirsi, dopo decenni di onorata carriera, messi in un angolo e le organizzazioni si sentono spesso impotenti di fronte a collaboratori demotivati, frustrati o rancorosi.
La soluzione, naturalmente, c’è e si chiama “active aging“: in parole semplici, l’obiettivo di una politica d’invecchiamento attivo è quella di incentivare la vita attiva anche in età avanzata, attraverso il contributo sociale, economico, fisico e culturale alla società. Per quanto riguarda la carriera, questa filosofia si traduce col motivare le risorse a rimanere nel circuito lavorativo in modo produttivo.
Perché farlo?
- Hanno più tempo: gli over 50 hanno perlopiù figli grandi e un equilibrio vita/lavoro solitamente avviato
- Possiedono una grande esperienza: sono professionisti consolidati che vantano, spessissimo, molti anni nello stesso ruolo
- Ci garantiscono maggior continuità: a differenza dalle generazioni più giovani, emerge un minor turnover (non sono rari i baby boomers che hanno speso gran parte della loro carriera all’interno della stessa organizzazione)
Ora che vi abbiamo convinti… Ecco 5 suggerimenti per sfruttare al massimo tutti i vantaggi che ci offrono i nostri collaboratori più affezionati:
- Age diversity: è indispensabile identificare e sviluppare il contributo di ogni generazione all’interno dell’Azienda, alias la diversità come arricchimento:
- sfruttando la preparazione dei millennial in tema digitale per colmare le lacune di chi è meno disinvolto sul tema
- affidando ai collaboratori più esperti l’affiancamento alle nuove risorse per valorizzare il loro know-how
- sviluppando lavori in team affinché le diverse skill possano integrarsi vicendevolmente
- Flessibilità: dagli esperimenti che stanno mettendo in atto alcune aziende in Italia e in Europa, emerge che un gran numero di collaboratori over 50 è disposto a rinunciare a una parte della propria retribuzione a fronte di maggior flessibilità oraria… Infondo, baby boomers e millennials non sono poi così diversi 😉
- Training: inserire un collaboratore in un programma formativo significa investire in lui, ovvero credere nelle sue potenzialità e aprirgli prospettive future.
E non è finita qui: l’active aging aiuta a potenziare la salute dei collaboratori che, attraverso lo stimolo offerto dalla percezione di poter ancora essere utili, migliorano il benessere fisico, mentale e sociale, scongiurando isolamento, inattività, apatia e tutte le condizioni patologiche legate a queste condizioni.
Insomma, un collaboratore motivato sarà un pensionato in forma e felice 🙂
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