Le competenze emotive immancabili in un Trainer efficace

Scopriamo insieme le 3 qualità emozionali imprescindibili per un formatore, oltre la preparazione tecnica.

Se ci occupiamo della gestione dei talenti e abbiamo a cuore la loro crescita, dobbiamo per forza interrogarci sulla capacità comunicativa di chi occuperà della loro formazione in prima persona. Per cambiare realmente comportamenti e abitudini, un Trainer non potrà accontentarsi di trasmettere informazioni, ma dovrà mettersi costantemente in discussione come professionista e come persona. Quali sono dunque le competenze emotive che possono davvero fare la differenza nella formazione? Quali leve può sfruttare un Trainer per stimolare le motivazioni più profonde nei partecipanti e guadagnare ai loro occhi stima e autorevolezza, alimentando in loro la volontà di cambiare?

Secondo noi di Smile to Move, un Trainer efficace non può prescindere dalle tre seguenti competenze emotive, essenziali ma anche (fortunatamente) coltivabili.

1. Autoconsapevolezza e intenzionalità, per crescere e migliorarsi costantemente

Primo fondamento dell’intelligenza emotiva secondo Daniel Goleman, l’autoconsapevolezza aiuta il Trainer a conoscere se stesso e lo prepara ad affrontare le emozioni e reazioni vissute in un contesto interattivo, come quello della formazione in aula. La buona notizia, come ricorda Goleman in questo video, è che l’intelligenza emotiva può essere acquisita in tutte le sue dimensioni.

Uno strumento utile per coltivare la propria autoconsapevolezza è la cosiddetta Reflective Practice, o “pratica riflessiva”, che consiste nell’analizzare costruttivamente le interazioni vissute in ambito professionale al termine di ogni evento significativo, in un processo di apprendimento continuo. La pratica riflessiva, introdotta nel 1988 da Graham Gibbs nel suo libro Learning by Doing, si fonda sull’idea che il vissuto di ognuno di noi possa essere trasformato in azioni concrete di cambiamento seguendo le seguenti sei fasi: descrizione dell’evento (nel nostro caso, l’aula), sensazioni provate, valutazione, analisi, conclusioni, e infine un piano d’azione.

la pratica riflettiva di Gibbs

Come può un Trainer usare la pratica riflessiva per diventare più consapevole?

  • Fare un check-up al termine di ogni incontro formativo seguendo lo schema della Reflective Practice. Cos’ha funzionato in aula, e cosa invece sarebbe potuto migliorare? Quali emozioni positive e negative hai provato? Qual è il bilancio finale dell’esperienza? Quali insegnamenti si possono trarre? Quali comportamenti concreti si potranno mettere in pratica nelle prossime sessioni?

Come risultato, un Trainer consapevole sarà anche in grado di identificare lo stile non verbale più efficace per trasmettere i contenuti, scegliendo intenzionalmente quale tonalità di voce adottare, come muoversi nello spazio, quali espressioni facciali usare, e così via.

  • Studiare i grandi speaker. Non è necessario essere sfrontati come Tom Cruise in Magnolia, o rompere gli schemi come il professor Keating dell’Attimo Fuggente. È sufficiente sfogliare la galleria delle TED Talks per capire come ogni oratore di successo usi consapevolmente una serie di strumenti comunicativi: dall’autoironia al linguaggio del corpo, dalla capacità di creare suspence all’espressività degli sguardi o dei gesti.

2. Sintonia e concretezza, per spiegare i comportamenti e renderli fruibili

Essere comunicativi non significa soltanto persuadere e coinvolgere, ma anche saper reagire di fronte ai segnali di scarsa attenzione o perplessità nell’audience. Il Trainer non dovrà rivolgere lo sguardo solo al partecipante sorridente seduto in prima fila che annuisce a tutto ciò viene detto; al contrario, la nostra attenzione dovrà essere rivolta soprattutto alla persona con le braccia conserte che ci fissa con sguardo dubbioso, o a quella che di tanto in tanto getta l’occhio al cellulare. Come può il Trainer entrare in sintonia con i partecipanti e mantenerla?

  • Immedesimarsi nei partecipanti, impegnarsi a scoprire le problematiche che vivono ogni giorno e condividere le proprie.  Dare loro gli stimoli giusti per risolvere le difficoltà, senza servire loro le soluzioni su un piatto d’argento ma aiutandoli a identificarle in modo deduttivo.

La capacità di stringere un rapporto ed entrare in empatia con le altre persone è fondamentale quando l’obiettivo è creare in loro fiducia verso ciò che viene trasmesso. Per questo le lezioni frontali non piacciono a nessuno: non coinvolgono, non stimolano, e soprattutto non favoriscono l’apprendimento. In alcuni casi, è però necessario trasmettere contenuti più tecnici e difficili da “animare”; in queste situazioni, più l’argomento è specializzato e più il Trainer dovrà rendere l’aula interattiva e partecipativa. In che modo?

  • Fare esempi pratici pertinenti con la realtà dei partecipanti, che corrispondano a comportamenti concreti e portino a risultati immediati. Il Trainer dovrà quindi dedicare del tempo a conoscere da vicino la cultura aziendale, ma anche le persone che partecipano all’aula, magari dedicando qualche momento alla reciproca conoscenza all’inizio della sessione formativa.

3. Autenticità e storytelling, per convincere con naturalezza

Un Trainer efficace deve provare un desiderio autentico di trasmettere qualcosa agli altri, altrimenti i suoi sforzi risulteranno poco spontanei e mancheranno di credibilità. Cosa fare, dunque, per risultare appassionati e sinceri di fronte al proprio pubblico?

  • Raccontare qualcosa di sè stessi. Come già osservato, a fare la differenza non sono le credenziali del Trainer (altre persone potrebbero vantare gli stessi titoli), ma la sua personalità e il bagaglio di esperienze vissute. Prendiamo spunto da questa emozionante TED Talk, intitolata “Ho 99 problemi… la paralisi cerebrale è solo uno dei tanti”, per capire come le tecniche di storytelling possano migliorare l’efficacia e la capacità persuasiva di un Trainer.
  • Prendersi la libertà di uscire dai percorsi battuti dell’aula e manifestare apertamente il proprio obiettivo: “Preferisco dedicare cinque minuti in più a questo argomento per essere sicuro di essermi spiegato bene”, funzionerà sicuramente meglio di un anonimo “Tutto chiaro?”

Noi di Smile to Move siamo d’accordo con Daniel Goleman: le competenze emotive possono essere coltivate. Da sempre, infatti, ci occupiamo di programmi Train the Trainer e siamo esperti nel creare programmi di allenamento, strumenti e contenuti all’altezza del Trainer moderno e delle sfide che l’azienda affronta quotidianamente.

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